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  • Cannabis Light in Italia: tutto quello che c’è da sapere

    La cannabis light in Italia è un prodotto legale e accessibile ai consumatori i quali possono sia acquistare le infiorescenze presso i numerosi store online sia presso i rivenditori presenti nelle medio-grandi città.

    La regolarizzazione della produzione e della vendita della cannabis a basso contenuto di THC ha permesso al Paese di riprendere la coltivazione di una pianta che ha numerosi usi, proprietà e riconosciuti benefici terapeutici.

    In questo articolo viene delineato il quadro normativo e sono riportate le caratteristiche che la cannabis light („Fiori di CBD“) deve avere per essere così definita.

    Cannabis Light: cosa dice la legge

    La cannabis light dal punto di vista normativo è disciplinata dal decreto-legge 242 del 2016 dal titolo: “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”.

    Il provvedimento, entrato in vigore il 14 gennaio del 2017, consente la coltivazione della cannabis a condizione che il contenuto di THC (la sostanza che di fatto rende la canapa illegale) sia inferiore allo 0,2%.

    Approfondendo quanto contenuto nella suddetta legge si evince che non solo la cannabis light deve avere una quantità di THC inferiore allo 0,2% ma deve essere, altresì, una varietà certificata, approvata e presente cioè in uno specifico catalogo consultabile e stilato dalla Consiglio Europeo.

    Semplificando e riassumendo: ogni agricoltore in Italia può coltivare una o più varietà di cannabis light certificate senza dover richiedere alcuna autorizzazione.

    Nonostante ciò, sono in molti gli agricoltori che decidono di segnalare ugualmente l’intenzione di coltivare la cannabis al fine di evitare inattesi controlli da parte delle autorità.

    Ulteriori precisazioni e interventi

    Oltre a quanto stabilito dalla legge, negli anni vi sono stati numerosi interventi e precisazioni da parte ad esempio: del Ministero dell’Agricoltura Italiana, del Ministero degli Interni e del Consiglio Superiore di Sanità.

    Il tema della fiori di CBD, infatti, è ancora oggetto di numerosi dibattiti e spesso sono necessari ulteriori chiarimenti:

    1. Circolare n.5059 del 23/05/2018

    Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali mediante un’apposita Circolare ha ribadito quanto contenuto nella legge 242, specificando alcuni aspetti relativi alla coltivazione della cannabis light.

    In particolare, si rinnova l’invito a coltivare solo le varietà certificate e si vietano espressamente pratiche di riproduzione autonoma (uso delle talee).

    1. Consiglio Superiore di Sanità

    Il 22 giugno 2018 il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso il proprio parere riguardo la coltivazione e l’uso della cannabis light in Italia.

    Il Css non esclude la pericolosità per l’uomo dovuta al consumo di cannabis light. In quanto anche se le concentrazioni di THC sono basse non possono essere definite trascurabili sulla base della letteratura e degli studi presente.

    Il Css evidenzia altresì:

    • L’impossibilità di controllarne i consumi;
    • La difficoltà a valutare gli effetti che la cannabis light può causare a diverse tipologie di persone a seconda dell’età, patologie o se, ad esempio, sono in stato di gravidanza.

    Coltivazione e usi della cannabis light

    Da quando la coltivazione della cannabis in Italia è, rispettando alcune condizioni, legale si è assistito ad un aumento esponenziale della coltivazione della pianta.

    Ad oggi il mercato della cannabis light permette di lavorare a circa 10.000 persone e i punti vendita autorizzati sono oltre 2.000.

    Coltivare la cannabis light in Italia, rispettando le indicazioni finora riportate, è dunque legale. Ciò che non è legale è il consumo.

    Sebbene sia evidente che la maggior parte degli acquirenti acquistino le infiorescenze per unirle al tabacco e fumarle, come specificato dalla legge: assumere la cannabis light significa commettere un illecito amministrativo.

    Per tale motivo il consumo della sostanza ad uso ricreativo avviene principalmente presso la propria abitazione o in luoghi isolati.

    Di conseguenza, la coltivazione della cannabis light seppur legale viene giustificata con uno o più dei seguenti motivi, previsti dalla legge:

    • a scopo alimentare o cosmetico;
    • per ottenere fibre, oli;
    • per materiali destinati alla bioedilizia;
    • a scopo didattico o dimostrativo;
    • per attività di florovivaismo.

    Inoltre, il coltivatore è tenuto a conservare tutta la documentazione relativa alle sementi acquistati. In caso di controlli, infatti, è tenuto a dimostrare che le varietà coltivate siano tra quelle consentiti dalla legge.

    Le forze dell’ordine possono, altresì, disporre dei campionamenti al fine di verificare che il contenuto di THC presente nelle infiorescenze sia effettivamente inferiore a quanto stabilito dalla legge (0,2%).

    Si specifica che vi è un limite di tollerabilità dello 0,6% entro il quale l’agricoltore non subisce alcun tipo di sanzione.

    Se al contrario dai controlli dovesse risultare un quantitativo di THC superiore allo 0,6% allora l’autorità giudiziaria può disporre o il sequestro o la distruzione della piantagione.

    Per quando riguarda il CBD, un altro principio attivo contenuto nella cannabis non vi sono restrizioni. Il CBD o cannabidiolo, infatti, è una sostanza che non ha alcun effetto psicoattivo e può essere commercializzato liberamente.

    Secondo alcuni studi (Healthline) il CBD ha numerose proprietà benefiche ad esempio: riduce l’ansia, stimola l’appetito e ha alcune proprietà antinfiammatorie e antiossidanti.

    Fiori di CBD: uso terapeutico

    Per quanto concerne l’uso della cannabis a scopo terapeutico, in Italia sono stati fatti numerosi passi avanti.

    Tale tipologia di cannabis è liberamente acquistabile previa prescrizione medica.

    Sul tema e secondo quanto riportato dal decreto del 25 giugno 2018, la cannabis terapeutica può essere prescritta indipendentemente dal dolore, anche se molti pazienti evidenziano una certa difficoltà nel riuscire ad accedere alla cannabis terapeutica a causa delle quantità ridotte presenti e prodotte in Italia. 

    La cannabis terapeutica può essere dunque prescritta da qualsiasi medico, tuttavia l’accesso alla sostanza, come accennato, è piuttosto difficoltoso in quanto:

    • Molti medici si rifiutano di prescrivere la cannabis a scopo terapeutico perché la considerano una droga.
    • Le farmacie che dispongono di cannabis terapeutica sono pochissime in Italia, circa 600 su un totale di 19.000.
    • Non in tutte le regioni italiane è possibile addebitare il costo del farmaco al Sistema Sanitario Nazionale.

    Conclusioni

    Nonostante vi siano ancora alcuni aspetti da delineare verso una legalizzazione completa della cannabis in Italia, si può affermare che negli ultimi anni sono stati fatti numerosi passi avanti.

    Progressi che hanno permesso agli agricoltori di sviluppare una nuova opportunità di business e ai piccoli consumatori poter disporre della cannabis light senza doversi rivolgere al mercato illecito.

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